L’incendio del municipio di Limoges, avvenuto nella notte di sabato (17 ottobre) per mano di individui mascherati, nonché le violenze registrate soprattutto a Marsiglia e Lione stanno alimentando la propaganda MAGA sull’immigrazione. I primi a sfruttarla sono stati il presidente statunitense Donald Trump e il suo vice JD Vance.
Quelle che in Francia erano iniziate come proteste guidate dagli studenti contro il degrado delle scuole, la carenza di insegnanti e il costo della vita hanno portato in piazza sabato circa 550.000 persone (800.000 secondo i sindacati). Alcune frange sono diventate violente, con la polizia che ha riferito di oltre 1.200 arresti e circa 150 agenti feriti.
Grandi testate internazionali, dalla CNN alla BBC, da Reuters al Guardian, hanno diffuso le immagini di monumenti in fiamme e scontri di strada sotto titoli che descrivevano la situazione come una delle peggiori ondate di disordini degli ultimi anni.
Nel giro di poche ore, quelle immagini hanno iniziato a essere utilizzate per uno scopo diverso: fare sciacallaggio sul tema immigrazione. “I liberali occidentali hanno importato il Terzo mondo in Francia e in altri Paesi in nome della diversità e della compassione”, ha dichiarato il vicepresidente statunitense JD Vance.
“Erano stati avvertiti che questo sarebbe stato il risultato e non hanno ascoltato”, ha proseguito Vance. “Prego che la Francia, un Paese bellissimo abitato da persone straordinarie, fermi questa follia prima che altri suoi monumenti prendano fuoco. E spero che gli americani prestino attenzione. Questo è il futuro che i Democratici al Congresso vogliono per il vostro Paese”.
Il post è arrivato meno di tre settimane prima delle elezioni di metà mandato statunitensi e ha presentato le violenze francesi non come una controversia interna riguardante i servizi pubblici, ma come un monito sulle politiche migratorie.
L’impostazione non era nuova. All’inizio di ottobre, mentre le proteste studentesche stavano già portando a migliaia di arresti – in gran parte di minorenni – il presidente Donald Trump aveva scritto sul suo social Truth che “quello che sta accadendo in Francia non è altro che una migrazione di massa fuori controllo. Non si tratta delle scuole, si tratta dell’Islam che vuole prendere il controllo di un Paese un tempo grande!”.
Funzionari francesi e numerosi osservatori hanno sottolineato che le rivendicazioni espresse dagli studenti riguardavano principalmente le condizioni delle scuole, il sovraffollamento e i finanziamenti, non l’immigrazione o la religione. Questa discrepanza tra le motivazioni dichiarate dai manifestanti e l’interpretazione del movimento da parte del MAGA non ha tuttavia rallentato l’amplificazione della narrativa.
Il meccanismo è ormai familiare. Le immagini spettacolari di disordini in una grande capitale dell’Europa occidentale viaggiano più velocemente del contesto che le accompagna. Per un pubblico già sensibilizzato da anni di dibattito sui livelli dell’immigrazione europea, sui risultati dell’integrazione e sui timori legati alla formazione di società parallele, un municipio ottocentesco in fiamme può funzionare come una conferma visiva.
Le espressioni utilizzate da Vance – come “importato il Terzo mondo”, “assimilazione e compatibilità”, “questo è il futuro” – si collegano direttamente ad argomentazioni consolidate nell’area MAGA sul cambiamento demografico, sulla compatibilità culturale e sui rischi di un’immigrazione di grandi dimensioni in assenza di una corrispondente capacità di integrazione.
L’intervento precedente di Trump aveva già preparato il terreno alla stessa narrativa. Le violenze di sabato hanno semplicemente fornito nuovo materiale visivo, facilmente condivisibile.
Le autorità francesi hanno attribuito le violenze più gravi a elementi dell’ultrasinistra e a criminali, promettendo procedimenti giudiziari. Il nucleo della giornata è rimasto costituito da manifestazioni numerose e in gran parte pacifiche.
Ma il materiale diventato virale oltre Atlantico era quello degli incendi, dei saccheggi e degli scontri. È stata proprio questa selezione a rendere l’episodio utile alla comunicazione politica americana: ha permesso di sostenere che le politiche migratorie liberali europee producano esattamente il disordine visibile nelle immagini e che politiche analoghe negli Stati Uniti porterebbero a risultati simili.
Resta oggetto di controversia stabilire se i disordini siano determinati principalmente dall’immigrazione, da difficoltà economiche e istituzionali, dall’azione di frange radicali organizzate o da una combinazione di questi fattori. Ciò che invece non è controverso è la rapidità e la chiarezza con cui esponenti del MAGA hanno trasformato quelle immagini in un argomento sull’immigrazione e in un avvertimento rivolto agli elettori americani.
In questo senso, gli eventi di ottobre in Francia non hanno prodotto soltanto titoli negativi sulla stampa internazionale: hanno fornito materiale visivo e retorico già pronto per un dibattito transatlantico in corso su chi possa entrare in un Paese, a quali condizioni e con quali conseguenze per la società ospitante. L’incendio di Limoges sta già circolando come la prova numero uno.
Foto di Gabriele Cavalleri.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

